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Cartoline dalla Calabria

Queste immagini ingiallite come le vecchie cartoline sembrano risalire a venti o trent’anni fa. Eppure sono state scattate negli ultimi due anni. Mostrano il calvario di una regione, la Calabria, dalle grandi potenzialità ma che è frenata nel suo sviluppo dalle maglie asfittiche della ‘Ndrangheta.
Oggi la ‘Ndrangheta è la criminalità organizzata di successo per antonomasia. Controlla tutto lo smercio della droga in Europa, ha diversificato le sue attività come una multinazionale e traffica sia in armi sia in esseri umani con lo stesso successo. Il suo fatturato pare si attesti attorno al 2.9 per cento del Pil nazionale.
Mentre le ‘Ndrine si arricchiscono la Calabria resta immobile, inchiodata agli ultimi posti degli indicatori economici su reddito e occupazione. L’imprenditoria pulita che ha soldi da investire scappa da queste terre. E’ la dimostrazione che le mafie non producono ricchezza, ma sono la condanna dei territori in cui operano soffocati da degrado e sottosviluppo.

Tutte le foto sono copyright di Molo7
Palmi (Reggio Calabria). Un Pizzino originale ricevuto da Gaetano Saffioti, “testimone di giustizia condannato a morte e a vita” dalla ‘Ndrangheta. Saffioti è titolare di una azienda di calcestruzzi e movimento terra alla periferia di Palmi sulla strada che porta a Gioia Tauro. Dieci anni fa, grazie alle prove raccolte da lui, sono stati arrestati quarantotto esponenti della ‘Ndrangheta operanti nella Piana di Gioia Tauro. Da allora la sua abitazione è diventata un bunker: cancelli blindati, muri in cemento armato, decine di telecamere, filo spinato come nelle caserme e un'auto fissa della Finanza.
Veduta dell’Aspromonte (Reggio Calabria). Nel fitto di questo massiccio montuoso la ‘Ndrangheta nascondeva le vittime di sequestro durante il periodo dei rapimenti. Il caso più celebre fu quello di John Paul Getty, rapito a Roma nel 1973 e liberato sull'autostrada Salerno-Reggio Calabria dopo cinque mesi di segregazione e il pagamento di un miliardo e settecento milioni di lire.
San Luca (Reggio Calabria). Tutto da qui parte e tutto qui torna. Qui fu arrestato nel 2004 Giuseppe Morabito, il latitante e ricercato numero uno della ‘Ndrangheta, colpevole dell'omicidio del vicepresidente del Consiglio Regionale della Calabria Francesco Fortugno.
San Luca (Reggio Calabria) è un paese di circa 4.000 abitanti alle falde del massiccio dell’Aspromonte. San Luca è considerato il cuore della ‘Ndrangheta. Il paese è noto alle cronache per la Faida di San Luca, che si protrae dal 1991. Da queste parti le parentele di sangue e di anello costituiscono un efficace vaccino contro i pentiti e le faide e tengono assieme i patrimoni del traffico internazionale di droga. Tutto da qui parte e tutto qui torna.
San Luca (Reggio Calabria). Anziani giocano a carte fuori dalla Chiesa del paese. Nell'agosto 2007 San Luca è ritornata sotto i riflettori per la faida tra le cosche Nirta-Strangio e Pelle-Vottari dopo la strage di Ferragosto nel ristorante italiano “Da Bruno” a Duisburg in Germania, dove furono uccise sei persone. Poco dopo il massacro di Duisburg, San Luca ha cercato di presentarsi alla stampa internazionale come un paese dimenticato dal mondo, pieno di boscaioli disoccupati, donne timorate di Dio e con un prete che lotta instancabilmente contro la mafia.
San Luca (Reggio Calabria). Come scrive Petra Reski in “Santa Mafia”, “a San Luca ogni ora sembra lunga come un giorno di penitenza, sinistra come un’eterna festa dei morti durante la quale si incontrano i fantasmi. A San Luca sembra che i muri delle case si siano armonizzati col grigio del cielo; niente intonaci, ma ringhiere di ferro e cavi elettrici arrugginiti che pendono tra gli edifici come corde per stendere il bucato”.
I boschi dell’Aspromonte (Reggio Calabria). Nel fitto di questo massiccio montuoso la ‘Ndrangheta nascondeva le vittime di sequestro durante il periodo dei rapimenti. Il caso più celebre fu quello di John Paul Getty, rapito a Roma nel 1973 e liberato sull'autostrada Salerno-Reggio Calabria dopo cinque mesi di segregazione e il pagamento di un miliardo e settecento milioni di lire.
Vacche al pascolo alle pendici dell’Aspromonte (Reggio Calabria). Labirintico e impenetrabile l’Aspromonte copre un’area di 1.648 chilometri quadrati. Le terrazze della montagna pullulano di marijuana. Vederla, però, è quasi impossibile, come per i sequestrati qualche anno fa.
Natile (Reggio Calabria). Negli anni Settanta e Ottanta i clan di questo paese, tradizionalmente coinvolti nelle attività agro pastorali, hanno partecipato alla gestione di numerosi sequestri, occupandosi della custodia degli ostaggi (qui il 30 gennaio 1990, sul greto di una fiumara, fu liberato dopo 743 giorni di prigionia, Cesare Casella, il giovane rapito a Pavia). Come altri gruppi criminali, anche le cosche di Natile hanno investito i proventi dei sequestri nel traffico di droga, potendo contare su propri insediamenti in Lombardia, Germania, Colombia e Australia.
Riace (Reggio Calabria). Uno scorcio di vita pastorale appena fuori del paese.
Riace (Reggio Calabria). L’interno di un negozio tradizionale di pizzi e merletti. In seguito alla politica di accoglienza di profughi e rifugiati messa in atto negli ultimi anni dal sindaco Mimmo Lucano, le tradizionali attività di artigianato hanno visto nascere forme di collaborazione tra i calabresi del posto e le nuove famiglie straniere.
Riace (Reggio Calabria). Un murales dedicato a Giuseppe Valarioti, politico e insegnante calabrese, ucciso dalla ‘Ndrangheta nel 1980. Da quando Mimmo Lucano è sindaco di questo piccolo paese dell’entroterra calabro, sono stati realizzati sulle pareti delle abitazioni alcuni murales dedicati al tema della legalità. A causa di questo impegno civile Lucano ha subito diversi atti intimidatori da parte della ‘Ndrangheta.
Riace (Reggio Calabria). L’interno di una abitazione nel centro del paese, destinata all’accoglienza dei forestieri. Da quando Mimmo Lucano è sindaco di questo piccolo paese sono state ristrutturate numerose abitazioni disabitate e ormai in stato di degrado e assegnate a profughi stranieri che ora sono cittadini di Riace. A causa di questo impegno civile Lucano ha subito diversi atti intimidatori da parte della ‘Ndrangheta.
Gioiosa Ionica (Reggio Calabria). Il centro Don Milani svolge da anni un lavoro di animazione sociale e di supporto ai più giovani, un lavoro che coinvolge ragazze e ragazzi impegnati a rispondere costruttivamente con il proprio impegno, spesso volontario, al tema chiave della prevenzione e della educazione alla legalità. Nella primavera del 2011 il Centro Don Milani ha subito un atto intimidatorio.
Polistena (Reggio Calabria). Un momento di riposo di un gruppo di volontari partecipanti ai campi estivi organizzati da Libera sui luoghi confiscati alle mafie. Polistena si trova nel piana di Gioia Tauro, una roccaforte storica della ‘Ndrangheta.
Polistena (Reggio Calabria). Un gruppo di volontari al lavoro durante un campo estivo organizzato da Libera sui terreni agricoli confiscati alla ‘Ndrangheta e affidati alla Cooperativa La Valle del Marro. Molteplici sono stati negli anni gli atti intimidatori subiti da questa cooperativa, impegnata nel lavoro agricolo e nella educazione alla legalità.
Villa San Giovanni (Reggio Calabria). Uno scorcio serale al porticciolo. Villa ha attraversato uno dei periodi più difficili della sua storia fra il 1985 ed il 1991, periodo in cui una violentissima faida fra famiglie di ‘Ndrangheta ha insanguinato il reggino, mietendo numerose vittime, fra cui il vicesindaco della città Giovanni Trecroci, assassinato l'11 febbraio 1990. Inoltre, il 9 agosto 1991 trovò la morte sulla Strada Provinciale che collega Villa con Campo Calabro, il giudice Antonino Scopelliti, noto per il suo lavoro contro Cosa Nostra, mentre si trovava in vacanza nel suo paese natale. Se il progetto del Ponte dovesse proseguire, verrebbe coinvolto anche il lungomare di Villa.
Saline Ioniche (Reggio Calabria). Percorrendo la Statale 106, nel tratto da Reggio Calabria verso la Locride, si incontra la Liquichimica. Il complesso industriale fu costruito su un terreno franoso. L’uso di quel sito era stato sconsigliato da una perizia geologica che, però, pochi ebbero l’opportunità di leggere: sparì, infatti, misteriosamente dal carteggio e i lavori proseguirono senza interruzioni. L’unico che continuò a obiettare sulla stabilità del suolo fu il direttore del Genio Civile di Reggio Calabria. Il quale però, perse la vita in uno strano incidente stradale. L’impianto, nonostante le decine di miliardi spesi dal governo non entrò mai in funzione, perché le bioproteine che avrebbe dovuto produrre si dimostrarono cancerogene. Questa imponente struttura è rimasta un lacerto di mitologia industriale, un sogno svanito, un investimento inutile. L’approdo portuale annesso all’impianto, invece, si rivelò molto utile alle ‘Ndrine del luogo che lo utilizzarono per sbarcare tonnellate di sostanze stupefacenti, sigarette e armi.
Uno dei tanti edifici avviati e mai ultimati lungo la statale 106. La Ss 106 è famosa per la presenza di palazzi fatiscenti, edifici abbandonati e capannoni industriali dimessi, autentici ecomostri ad alto potenziale tossico.
Saline Ioniche (Reggio Calabria). La spiaggia alle spalle del cosiddetto cimitero industriale. Nella frazione di Saline Joniche si trovano alcuni insediamenti industriali, realizzati con i fondi del famoso Pacchetto Colombo e mai entrati in funzione. Questi luoghi si sono rivelati molto utili alle ‘Ndrine del luogo per sbarcare tonnellate di sostanze stupefacenti, sigarette e armi.
Gioia Tauro (Reggio Calabria). Una guardia di finanza staziona all’ingresso della Dogana. Gioia Tauro è il porto container più grande del Mediterraneo. Secondo la Commissione Parlamentare Antimafia “c’è una presenza capillare della ‘Ndrangheta nelle attività del porto”.
Palmi (Reggio Calabria). La vista di Gioia Tauro con il suo porto dal belvedere di Palmi.
Gioia Tauro (Reggio Calabria) ospita il porto container più grande del Mediterraneo. Secondo la Commissione Parlamentare Antimafia la ‘Ndrangheta preleva un euro a container, 7.500 euro al giorno, più di 2 milioni e 700 mila euro l’anno, una vera e propria tassa. Questo porto inoltre è un centro di arrivo fondamentale per la ‘Ndrangheta calabrese per il traffico di droga internazionale.
Gioia Tauro (Reggio Calabria) ospita il porto container più grande del Mediterraneo. Con l’Operazione Decollo, le forze dell'ordine rivelarono un traffico di sostanze stupefacenti che andava dall'Europa al Sud America all'Australia. Ogni anno vengono sequestrate ingenti quantità di droga. Il porto è anche crocevia di merci contraffatte di vario genere.
L’abitazione di Gaetano Saffioti, “testimone di giustizia condannato a morte e a vita” dalla ‘Ndrangheta. Saffioti è titolare di una azienda di calcestruzzi e movimento terra alla periferia di Palmi sulla strada che porta a Gioia Tauro. Dieci anni fa, grazie alle prove raccolte da lui, sono stati arrestati quarantotto esponenti della ‘Ndrangheta operanti nella Piana di Gioia Tauro. Da allora la sua abitazione è diventata un bunker: cancelli blindati, muri in cemento armato, decine di telecamere, filo spinato come nelle caserme e un'auto fissa della Finanza.
Polistena (Reggio Calabria). Uno scorcio dell’abitazione della famiglia Versace, tra le più potenti operanti nella piana di Gioia Tauro, storica roccaforte della ‘Ndrangheta.
Polsi (Reggio Calabria). Una bancherella vende cd illegali con musica della ‘Ndrangheta durante la festa della Madonna. La musica nell'organizzazione calabrese ha un ruolo di un certo rilievo nel tramandare i riti e il codice mafioso. Sono state anche ritrovate canzoni masterizzate artigianalmente che descrivevano i fatti del summit di Montalto del 1969 presieduto da Giuseppe Zappia dove furono arrestati molti 'ndranghetisti, e una canzone di quando fu arrestato Gregorio Bellocco nel 2005.
Polsi (Reggio Calabria). Ogni anno, a settembre, in occasione della festa della Madonna di Polsi, i boss della ‘Ndrangheta si ritrovano. In questa occasione vengono prese decisioni estremamente importanti. Ma la Madonna di Polsi è anche la protettrice dei Calabresi che ogni anno rinnovano la loro promessa di fede alla santa della Montagna. La festa ha inizio alla vigilia quando i Calabresi muniti di tende, provviste, coperte e strumenti musicali trascorrono la notte mangiando, giocando alla Morra, pregando e facendo musica.
Polsi (Reggio Calabria). Ogni anno, a settembre, in occasione della festa della Madonna di Polsi, i boss della ‘Ndrangheta si ritrovano. In questa occasione vengono prese decisioni estremamente importanti. Ma la Madonna di Polsi è anche la protettrice dei Calabresi che ogni anno rinnovano la loro promessa di fede alla santa della Montagna. La festa ha inizio alla vigilia quando i Calabresi muniti di tende, provviste, coperte e strumenti musicali trascorrono la notte mangiando, giocando alla Morra, pregando e facendo musica.
Polsi (Reggio Calabria). Ogni anno, a settembre, in occasione della festa della Madonna di Polsi, i boss della ‘Ndrangheta si ritrovano. In questa occasione vengono prese decisioni estremamente importanti. Ma la Madonna di Polsi è anche la protettrice dei Calabresi che ogni anno rinnovano la loro promessa di fede alla santa della Montagna.
Polsi (Reggio Calabria). Ogni anno, a settembre, in occasione della festa della Madonna di Polsi, i boss della ‘Ndrangheta si ritrovano. In questa occasione vengono prese decisioni estremamente importanti. Si stringono alleanze, si dichiarano guerre e si progettano le strategie criminali. Si riuniscono a Polsi perché è il luogo sacro, il luogo della custodia delle 12 tavole della ‘Ndrangheta. Ma la Madonna di Polsi è anche la protettrice dei Calabresi che ogni anno rinnovano la loro promessa di fede alla santa della Montagna.
Polsi (Reggio Calabria). Ogni anno, a settembre, in occasione della festa della Madonna di Polsi, i boss della ‘Ndrangheta si ritrovano. In questa occasione vengono prese decisioni estremamente importanti. Si stringono alleanze, si dichiarano guerre e si progettano le strategie criminali. Si riuniscono a Polsi perché è il luogo sacro, il luogo della custodia delle 12 tavole della ‘Ndrangheta. Ma la Madonna di Polsi è anche la protettrice dei Calabresi che ogni anno rinnovano la loro promessa di fede alla santa della Montagna. Le famiglie più potenti della Calabria partecipano in prima fila alla processione religiosa.
Polsi (Reggio Calabria). Un momento della processione religiosa durante la festa per la Madonna di Polsi, la protettrice dei Calabresi. Ogni anno a Settembre si tiene questa festa che raccoglie calabresi da tutta la regione e da altre parti del mondo. Molteplici sono le facce che la Chiesa mostra dinanzi alla criminalità organizzata in Calabria: esistono sacerdoti conniventi o ambigui, sacerdoti “contro” come Don Pino de Masi a Polistena e sacerdoti che non si schierano per paura.
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