“Cartoline dalla Calabria. Il calvario di una regione”: l’Aspromonte 2a puntata.

I boschi dove la ‘ndrangheta nascondeva le vittime di sequestro negli anni Settanta e Ottanta.

Siamo nel fitto dell’Aspromonte, il massiccio montuoso dove la ‘Ndrangheta nascondeva le vittime di sequestro durante il periodo dei rapimenti. Famoso fu il caso di Cesare Casella, il giovane di Pavia rapito negli anni Ottanta. Il suo fu uno dei più lunghi sequestri di persona a scopo di estorsione mai avvenuti in Italia. Fu rapito a Pavia il 18 gennaio 1988 e rilasciato a Natile 743 giorni dopo. 

Questi boschi ricordano quelli dell’Antiochia, in Colombia, dove i narcos coltivano le piantagioni di coca.

La proprietaria di un bed and breakfast di Reggio Calabria  ci ha raccontato che quando era scout negli anni Ottanta, le capitava di gare passeggiate in queste zone. Coi suoi compagni allora chiamavano Cesare Casella, sperando che lui potesse sentirli e si sentisse meno solo nella sua prigionia.

Un altro caso celebre fu quello di John Paul Getty, rapito a Roma nel 1973 e liberato sull’autostrada Salerno-Reggio Calabria dopo cinque mesi di segregazione e il pagamento di un miliardo e settecento milioni di lire.

 

Vacche al pascolo alle pendici dell’Aspromonte

Labirintico e impenetrabile l’Aspromonte copre un’area di 1.648 chilometri quadrati. Le terrazze della montagna pullulano di marijuana. Vederla, però, è quasi impossibile, come per i sequestrati qualche anno fa.

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3 Responses to “Cartoline dalla Calabria. Il calvario di una regione”: l’Aspromonte 2a puntata.

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